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EVENTI CULTURALI 2017

© Associazione Circolo della Cultura del Bello - Sacile - (Pordenone)

28 ottobre 2017

Palazzo Ragazzoni - Sacile


Omaggio a Sacile

viaggio delle parole tra emozioni e memorie

(Ed. Publimedia)

Recital di prosa e poesia, Sacile in immagini


Conducono:

Vincenzo Dell’Utri, Rosanna Cracco

Intervengono:

Gruppo culturale “ Il battito”; “Biblioclub” Gruppo di lettura della Biblioteca Civica di Sacile; Gruppo di poesia “Albatro”.

Immagini:

Alessandro Gasparotto

Commento musicale:

Gianni Fassetta, fisarmonica.

Alcune immagini a cura di S.Vicenzi. (Clicca sulle foto  per ingrandirle)

OMAGGIO A SACILE

Viaggio delle parole tra emozioni e memorie

Circolo della Cultura del Bello Sacile

Ed. Publimedia

a cura di Rosanna Cracco


Un ringraziamento particolare per la collaborazione a:

Maria Balliana, Alessandro Gasparotto, Luisa Galet, Vera Desiderio (Scuola Media Unica Balliana Nievo-Sacile: progetto “Dai ponti di Sacile”), Gruppo “il battito” Biblioteca Civica Sacile, Biblioclub Biblioteca Civica Sacile, Gruppo di poesia Albatro, L’angolo letterario dei soci del Circolo della Cultura del Bello.



Stralcio dal SALUTO AI LETTORI di Vincenzo Dell’Utri

Presidente del Circolo della Cultura del Bello

Ci è sembrato doveroso lasciare una traccia tangibile del nostro amore per Sacile, una città che sentiamo nostra anche se non tutti vi siamo nati.

Ma soprattutto abbiamo ravvisato l’opportunità di offrire alla comunità sacilese testimonianze di affetto di varia natura, che mettono insieme tutti gli aspetti che caratterizzano Sacile: il fiume, i salici, i ponti, il campanile, l’angelo anemometro, i tetti… Senza contare poi le storie di personaggi legati alla grande storia che riaffiora da alcuni racconti.

Speriamo così di offrire ai Sacilesi uno strumento per rivisitare con occhi nuovi la loro città, per apprezzarla e amarla ancora di più e, soprattutto, per farla conoscere, apprezzare e amare dalle giovani generazioni.


Stralcio dall’ APERTURA di Rosanna Cracco

Amare la terra in cui si vive, rispettarla e gustarne le bellezze è come trovare il passaggio indispensabile per camminare nella giusta direzione, la linea che segnala la radice, quella che permette di farsi strada nel percorso di vita.

Chi ama e riconosce la terra d’origine come valore, sviluppa anche la consapevolezza della propria identità personale.

Mantenere vive, di generazione in generazione, quelle radici che tracciano la storia di un paese, nella cipria del tempo, permette sempre di ritrovare le coordinate orientative della vita, insieme alla possibilità di immaginare il futuro.


OPERA DIVISA IN 4 PARTI:


SACILE IN VERSI

Testi di: Paolo Volpe, Giovanna Calvo Di Ronco, Fiorella Vazzoler, Titti Burigana, Mina Campaner, Marilena Parro Marconi, Angelo Covre, Lisa Dalla Francesca, Elisa Vazzoler, Giuseppe Ruoso, Lia Dalla Francesca, Dario De Nardin, Arturo Casciano, Claudia Ruffini, Camillo Mattiuzzo, Fernanda Tiveron Di Gennaro, Giovanni Buffo, Rosanna Cracco.

SACILE IN PROSA

Testi di: Titti Burigana, Lucia Accerboni, Daniela Pillon, Rosanna Cracco, Marilena Parro Marconi, Giulia Riva, Ornella Ibic, Sergio Gentilini, Renata Spagnol, Gabriela Presta

SACILE CITTÀ DI SCRITTORI

(SYRIA POLETTI, PIER PAOLO PASOLINI , PIA FONTANA)

A cura di Maria Balliana

SACILE CURIOSA

Curiosità, aneddoti, pillole di storia

A cura di Rosanna Cracco


TESTI POETICI


INCANTI D’ACQUA di Paolo Volpe

Fresca e fluente, l’acqua del fiume,

pettinata da salici ombrosi,

abbraccia, discreta, portici antichi.

Passi e voci ed echi di voci lontane,

perdute nel tempo, furono storie

e germi di storia, che il fiume ancora

raccoglie e racconta discreto,

nel suo lento incedere al mare.

Narrano vecchie leggende che genti

qui giunte da molto lontano

portarono miti ed antichi ricordi

di dei ed indomiti eroi che sull’ansa

della fluida “Liquentia” trovarono

pace e agognato riposo, ma

il racconto e l’antico stupore si

specchiano attoniti, ora, sulle facce

di chiese e palazzi che l’acqua rimira

tra l’alghe del fiume come chiome

fluenti, a riflettere curiosi balconi ed

austeri portoni mentre pigri e

discreti, veneziani camini, raccontano al

cielo lontano stupiti racconti di fumo,  

che l’eterno andare del tempo a leggere

ancora si prova, dall’alto dei coppi

dei tetti più logori e vecchi  e non sai più

se quel canto d’uccelli lontano sia vero,

o l’eco perduta d’un chioccolo antico.                    



SACILE SCOSTUMATA di Fernanda Tiveron Di Gennaro

Cornici vicine

le verdi colline

acque trasparenti

e salici piangenti.

Ponti e ponticelli

e un canto d’uccelli.

Palazzi veneziani

di tempi lontani

legati alla storia

e parlanti di gloria.

Casati e racconti

di nobili e conti

affrescati per mano

del Montemezzano.

È festa ad aprile

in piazza a Sacile:

odori e sapori,

musica e fiori,

casette invitanti,

prosecchi frizzanti.

Attenzione prestate!

Arriva l’estate:

la casta città

si offre e si dà

ai pennuti più belli:

migliaia di uccelli!

È tempo di sagra

Non serve viagra.



NEL TEMPIETTO DI SAN LIBERALE di Giovanna Calvo Di Ronco

Occhieggiava a rimpiattino

tra un arco ed una colonna

quella gonna frou frou

dei miei vent’anni o poco più

quando mi donasti una rosa

ai piedi del Tempietto

in cui facevamo il verso con rispetto

allo Sposalizio del celebre pittore.

Poi sempre con rispetto,

s’era pur sempre nel Tempietto,

fummo noi, solo noi

a restituire tutto l’ardore

al sole che si struggeva

nel fuoco corrusco

dell’ultimo tramonto d’agosto.



UNO SGUARDO DAL PONTE di Titti Burigana

Sospesi, in attesa,

gli ondeggianti rami

dei giovani salici

piangenti stille

di luminose stelle

nel verde Livenza:

sembrano avvicinare

le due opposte rive,

stringendole lievemente

in un tenero abbraccio

che ora cancella i segni

di tempi lontani…a

Nella fresca mattinata

due ragazzi innamorati,

appoggiati i libri sul ponte,

guardando la veloce corrente,

uniscono le loro mani,

indissolubilmente.



LA DANZA DELL’ACQUA di Claudia Ruffini

Sei lustra di lame riflettenti

con tuffi di carezze piangenti

di salici delle rive,

di sassi muschiati…

le sorgive mandano pacchi d’acqua,

di soluzione dolcificata

sulle dune del Livenza.

Sotto il tronco macerato

la danza degli invertebrati,

sono larve, che si fanno ninfa,

sono il getto

della schiuma bavosa

sulla pietra,

sono la piuma leggera

dell’ala di un’anatra dei Fiamminghi.

Io che sono pulviscolo

di un cielo usato

qui a stabilire un dialogo col tutto,

aspetterei l’alba per vedere

la città tingersi di rosa.

Questo ed altro, che non si finirebbe

mai di sentire…

sono l’alibi di un rivolo di vita.



RISVEGLIO DELLA LIVENZA di Giovanni Buffo

Apre la natura a specchiati ovali

tra le delicate increspature dell’acqua

le sponde sono tutto un richiamo

e versi s’odono incanalati

venire dal chiaro del cielo

a queste terre d’erba, di bagnati muschi…


tutto sale

ampio, sereno

nel pieno

del giorno,

del piano…


cuore pulsante

e fiorente

di primavera

su sponde

dove danza l’aria.



LA TORRE DEI MORI di Rosanna Cracco

Arriva ancora la calda voce

dell’antica torre

dove la strada transitava

in una strettoia.

E vibra la storia della città

in merlature di memoria

Sì, ancora il vento porta

l’eco dei due mori che battono

sulla campana medievale

i gradini del tempo  

Venti di guerra, epidemie

ma anche sapore caldo di vita


E chiama forte il rimpianto

per il ventre tondo che proteggeva

dopo il ponte la piazza

perché ciò che non poté

il bronzo refuso delle campane

né colpo d’artiglieria

o la crepa forte del terremoto

poté la fame d’asfalto

e la fretta di un vivere ingordo

Ma se ascoltiamo bene

il parlare del vento all’orizzonte

chiama sempre l’antica voce della torre

il rintocco delle campane a scandire

il tempo della memoria



STRALCI DAI TESTI IN PROSA


SACILE MON AMOUR di Lucia Accerboni

Quando arrivai a Sacile, nulla conoscevo della sua storia, ma non faticai molto ad impadronirmene, grazie ad alcune pubblicazioni che riuscii a scovare, alcune delle quali ormai introvabili. Subivo il fascino della venezianità di questo luogo, che si esprime anche nella parlata, che mi faceva venire in mente le commedie di Goldoni, con le ciacole e i pettegolezzi che, scoprii quasi subito, soprattutto questi ultimi, essere particolarmente praticati a tutti i livelli.

Provenendo io da una città “multiculturale”, come si dice oggi, dove esistono sì le ciacole, ma dove il pettegolezzo ha vita molto breve, mi stupivo di quanto la gente si interessasse dei fatti degli altri, soprattutto dei “foresti” e per quanto non dessi adito, così mi sembrava, a nessun tipo di interesse personale, facendo io una vita piuttosto defilata tra casa e lavoro, ciononostante tutti sapevano tutto di me. Confesso che all’inizio la cosa mi disturbava un po’, ma poi ci ho fatto l’abitudine e dopo tanti anni di cittadinanza, ebbene sì lo confesso, anch’io ho imparato ad indulgere nell’arte del pettegolezzo.


LILÌ di Daniela Pillon

Era una vecchia maestra, dicevano di lei i più anziani del paese e cercavano il volto di Lilì tra quelli della loro giovinezza, ma non lo trovavano. Di lei si sapeva solo che, mezzo secolo prima, da poco diplomata all’Istituto Magistrale, aveva avuto un fidanzato, bello, con i baffetti scuri, fasciato in una divisa nuova di zecca da ufficiale. Probabilmente, come tutte le giovani coppiette di innamorati, avevano passeggiato tante volte sotto i portici della piazza e avevano sostato sul ponte di fronte alle vecchie prigioni.

Chissà quante volte, fermandosi vicino alla Torre dei Mori, avevano osservato l’incedere pigro del fiume. Forse, quando negli interminabili pomeriggi dell’estate la canicola svuotava i marciapiedi e le strade, Lilì e il suo bel tenentino si spingevano fino a Pra’ Castelvechio trovando rifugio nell’antico torrione lungo le mura. E lì si davano furtivamente un bacio, incuranti dell’odore di rancido e di muffa che vi regnava perennemente.



E LA TERRA TREMÒ di Rosanna Cracco

“Gigi la terra trema, Gigi la terra si muove...”Lui mi guarda come sospeso. Un attimo. E poi un boato, un serpente maledetto sembra avvitare le mura del condominio…  Era la caldissima sera del 6 maggio 1976, ore 21.02, numeri che mi si sono stampati nella pelle e nel cuore!..... Lasciamo insieme il nostro condominio così senza pensarci due volte e andiamo in Piazza IV Novembre dove sono arrivati in tanti. Stiamo lì vicini vicini e ascoltiamo il brulicare della gente… Quanto il dolore sappia unire, lo si capisce solo col buon senso del tempo, con la pazienza del tempo!

… La scossa fu avvertita in tutto il Nord Italia. Un disastro…  E capisco di amarla davvero questa terra friulana: casa mia, questa terra di magredi e doline, terra aspra e gentile, dura e tenera al contempo, verde e sassosa, la cui dicotomia di bellezza racchiude le montagne e il mare, la tenerezza e l’asprezza del carattere della sua gente… linfa concentrata, quasi acerba che scava dentro la terra. Terra friulana avara e prodiga, terra impastata di fatica e sudore: terra di rovi, grave e risorgive, terra carsica di gente mitica, che partorisce la vita in viti nodose e radici profonde. Amo la mia Sacile, … Una cittadina a dimensione d’uomo dove le costruzioni non hanno prevaricato il senso della piana bellezza del paesaggio, coronate in fondo dalla linea dei monti.



I TETTI DI SACILE Giulia Riva

Affacciata dall’alto terrazzino di Palazzo Carli, a Radio Palazzo Carli, in piazza Duomo, protetta ai lati dai due leoncini posti sul parapetto che fieri guardano davanti a loro, nel mare di tetti della nostra Sacile mi sembra di trovarmi in un luogo sperduto, dove è tutta una fantasia di spiovenze scivolate, dove mi vengono regalati scorci che non si possono vedere dal basso…

E’ sufficiente una postazione di privilegio per cogliere più pienamente il pulsare della vita cittadina … e in lontananza le brume, le foschie che qualche volta vestono altri gruppi di tetti.

E sotto quei tetti, quelle protezioni di rosso, quelle tegole a scudo intrecciate, palpita a strati il quotidiano di mille famiglie, di compositi gruppi, di solitarie presenze, e non posso non pensare ad unirli tutti in una verticale d’amore, di comprensione, perché sotto gli scudi di tegole, di coppi rossi, c’è protezione comune.



FORO BOARIO di Ornella Ibic

C’era una volta “il marcà delle bestie”, il mercato del bestiame che ogni giovedì, il Foro Boario di Sacile, ospitava con la colorata presenza di venditori e compratori di bestiame. Con il bel tempo un brulicare di animali e uomini procedevano con lenta modestia verso quel Foro di attese e strette di mano. C’erano mucche, cavalli, buoi, maiali, asini e pecore un po’ spauriti, un po’ curiosi che si guardavano attorno, forse nostalgici di quelle stalle che li avevano tenuti al sicuro fino a poche ore prima.

All’ombra di un platano i compratori facevano gli accordi, si decideva il prezzo della mucca o dell’asino e l’affare era concluso con una stretta di mano perché era così che si vendeva e comprava ai tempi di allora. Uno sguardo attento, un cenno del capo e la mucca passava di mano ad un altro contadino. Storia di un’economia semplice, ma capace di dare certezze… Cosa è rimasto oggi di quel mercato dove allevatori, contadini, ogni giovedì mattina erano presenti con il loro bestiame?



L’ECO DELLE CAMPANE di Gabriella Presta

VIA PUIATTI, PIAZZA DUOMO, LE “CONTRADE”

Tra Piazza Duomo e Piazza del Popolo ci sono le “Contrade”. Parte vecchia di Sacile, ai miei tempi era una zona un po’ sonnacchiosa, svegliata dal suo torpore solo dal nostro chiasso di bambini. Le mamme erano tranquille perché i loro figli si muovevano in piena sicurezza. Le automobili erano rare: solo qualche bicicletta percorreva quelle strade. L’unico pericolo serio era rappresentato dal Livenza… Il Foro Boario, antico mercato del bestiame, spiazzo erboso e fiorito, con tanti alberi, le antiche mura e la torre, era luogo molto affascinante per noi bambini. Vi cresceva perfino la camomilla. Zia Teresina lo chiamava, secondo l’uso antico, “Cavalarissa”. Quando uscivo di casa mi raccomandava sempre: “No sta andar in Cavalarissa, sa?”. Le carovane degli zingari per lei erano le “caravane”. Per descrivere una ragazza o donna vestita in maniera sciatta si diceva, con un’espressione tipicamente sacilese: “La me par una de le caravane” (oppure "dei careton").

L’osteria della “Gigéta Gargana” si affacciava sul Foro Boario. La Gigetta era una donna piuttosto anziana, dal volto caratteristico, tremendo. Il quartiere era popolato di ragazzi sempre in attività, piuttosto vivaci, pieni di spirito di avventura.



LA MIA SACILE di Renata Spagnol

L’ipnotico turbinio dell’acqua dava pace: come una madre che, accogliendo, invita a lasciar andare le tante beghe della quotidianità.

Oggi appena posso, mi fermo sul ponte dell’ospedale. Ascolto l’acqua ed il suo chiacchiericcio. Racconta di quello che è stato e non è più, ma nulla è perduto nella sua memoria. Ride al solletico che, nuotando, le fanno le anatrine. Guardando verso ovest, nelle giornate serene, il sole che tramonta accende il cielo. L’acqua che scorre si fa sempre più scura. Il suo mormorio accoglie, culla, ricorda che tutto passa. Mi perdo guardando nelle profondità vive che palpitano e sembrano annullare ogni pena in un abbraccio rassicurante fatto di speranza e di fiducia…. Ma devo accontentarmi di cogliere l’intensità dell’attimo, che affonda le sue radici nel tempo.Via Luigi Nono sembra tenere insieme passato e futuro, in un equilibrio di luci, colori e silenzi senza tempo.